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Una casa di 100 mq a 100.000 euro... E' un progetto già visto!

La Casa Passiva: facciamo chiarezza

Nascono moltissimi fraintendimenti rispetto alla Casa Passiva. La cosa inquietante è che neppure i progettisti hanno le idee partic...

Casa Passiva XLAM


Nascono moltissimi fraintendimenti rispetto alla Casa Passiva.
La cosa inquietante è che neppure i progettisti hanno le idee particolarmente chiare, o forse a causa della scarsa mole di clienti che riescono a coinvolgere, pensano di proteggere dei vantaggi competitivi che non hanno.

Affrontiamo il senso della Casa Passiva da un punto di vista per nulla tecnico.
Dico questo perchè io non sono un tecnico, ma in generale per esperienza diretta ho capito che se un concetto appare troppo complesso... Beh è solo perchè chi ce lo spiega non ha l'interesse di farcelo comprendere.

Cos'è dunque con molta semplicità una Casa Passiva?
Una casa passiva è un'abitazione che assicura il benessere termico senza o con una minima fonte energetica di riscaldamento interna all'edificio ovvero senza alcun impianto di riscaldamento "convenzionale", ossia caldaia e termosifoni o sistemi analoghi. Si tratta dunque di una casa che massimizza l'efficienza energetica.

La casa è detta "passiva" perché la somma degli apporti passivi di calore dell'irraggiamento solare trasmessi dalle finestre e il calore generato internamente all'edificio da elettrodomestici e dagli occupanti stessi sono quasi sufficienti a compensare le perdite dell'involucro durante la stagione fredda.

"Casa passiva" ed "edificio passivo" sono espressioni (spesso confuse con quella di Passivhaus) che si ritrovano già in una pubblicazione del 1978 (10 anni prima che fosse confezionato il protocollo Passivhaus) dal titolo "Regional guidelines for building passive energy conserving homes" edita dall'AIA Research Corporation[1]. L'espressione "architettura passiva" fa parte del nome stesso del PLEA (Passive&LowEnergy Architecture), associazione fondata nel 1979.
Non è detto che tali termini non siano stati coniati ben prima di queste date. Nei primi decenni della loro diffusione spesso essi appaiono in forma estesa da "passivo" a "solare passivo", dato che definiscono "edifici che coprono la maggior parte del loro fabbisogno termico ricorrendo a dispositivi di tipo passivo, lasciando fornire agli impianti la minor parte dei fabbisogni per riscaldamento e raffrescamento ambientali". Tale definizione non collide con quelle più moderne di "edificio che ha un così ridotto fabbisogno termico per la climatizzazione ambientale da poter essere coperto per la maggior parte dai carichi interni e dai contributi di sistemi di guadagno passivo, tanto da non necessitare di impianti di riscaldamento come tradizionalmente intesi, ma di impianti di potenza molto ridotta e di ridotti complessità e costo". È solamente più completa di queste ultime perché comprende anche il tema del comportamento passivo dell'edificio nella stagione calda, particolarmente importante nei contesti climatici temperato e mediterraneo che caratterizzano quasi totalmente il territorio italiano.

Un sistema di guadagno passivo è un dispositivo per il riscaldamento ambientale ed è classificabile come "passivo" quando riesce a riscaldare l'edificio che ne è dotato non richiedendo forniture energetiche esterne. Esempio di dispositivi di tipo passivo per il riscaldamento invernale sono le serre solari, i muri di Trombe, i sistemi Barra-Costantini, i muri di accumulo, i collettori solari termici ad acqua o ad aria purché a circolazione naturale, ma anche delle semplici vetrate esposte a sud e capaci di offrire un contributo energetico positivo all'edificio considerando i contributi lungo l'intero corso dell'anno.
Più complessa è la definizione di un dispositivo di raffrescamento ambientale passivo. Per raffrescare si dispone di macchine che richiedono normalmente, a parità di energia termica trattata, una maggior quantità di energia primaria rispetto alle macchine per riscaldamento. Per tale ragione un dispositivo per raffrescamento è definito passivo anche se abbisogna di pompe, ventilatori od altri apparecchi ausiliari, purché non faccia ricorso a cicli frigoriferi.
Prima Casa Passiva con le proprie caratteristiche, corrisponde quindi allo standard di Casa Passiva così come da approfondimenti degli anni '70.
La Casa Passiva deve sottostare quindi a determinati concetti per essere definita tale, ma stiamo parlando appunto di una definizione. Un po' quindi come parlare di una casa costruita in edilizia tradizionale. E' una definizione che cerca di rendere un concetto. Il concetto però può essere davvero ampissimo, posso utilizzare innumerevoli tecniche, innumerevoli materiali, innumerevoli soluzioni.
Cosa c'entrano le certificazioni?
Sapete qual è lo scopo di queste realtà che forniscono certificazioni?
Palesano la missione di generare cultura nell'ambito dell'abitazione passiva, delle tecniche per raggiungerla a livello impiantistico e di progettazione a volte.
Quindi i Tecnici che percorrono la gratificante strada della certificazione lo fanno... Appare evidente... Lo fanno per attrarre clienti. 
Sapete perchè?
Perchè qualunque Architetto che si possa definire tale (e non parlo di titolo di studio)è perfettamente in grado di progettare una Casa Passiva. Lo studiano, lo approfondiscono, o se non incontrano un certo tipo di Corso Universitario specifico, possiedono il linguaggio e la filosofia più consoni al suo sviluppo.

Sapete nella maggior parte dei casi, chi si occupa di certificare una casa passiva secondo gli standard ad esempio lo standard Passivhaus, pensate siano Architetti i promotori di attività di questo tipo? 
Ebbene no.

Chi ha il compito di Progettare una Casa?
A mio avviso un Architetto.

Chi ha il compito di definire il comfort della propria casa?
Solo voi, i Clienti.

Questa è la mia personale opinione.


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